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Aree Biocenotropiche! Inizia la grande raccolta dati

Elenco dei contenuti

A un anno ormai dalla pubblicazione del primo articolo sul biocenotropismo, abbiamo destato la curiosità di colleghi agricoltori, allevatori, proprietari di terreni e giardini. La cosa non può che farci piacere, non solo perché così possiamo confrontarci e imparare gli uni dagli altri – d’altronde, come abbiamo spiegato nel primo articolo su questo tema, la natura è un processo in divenire (e come potrebbe non esserlo anche il biocenotropismo?) – ma anche per la grande gioia di vedere che esistono ancora persone capaci di cogliere il valore della vita, persino quella più piccola, viscida o saltellante.

Come saprete, infatti, nell’ambito del biocenotropismo ci siamo posti come target di riferimento e base per la progettazione del paesaggio la fauna minore e alcuni gruppi botanici. Questo perché riteniamo che elementi della fauna minore, come rettili e anfibi, e determinate famiglie botaniche (come Orchidaceae e Iridaceae), anche se non strettamente considerati a rischio – sebbene molte di loro lo siano davvero – possano fungere da indicatori di una condizione ambientale scarsamente reattiva e interagente (in altre parole, morta). Di conseguenza, la presenza, l’assenza, la scarsità o l’abbondanza di questi organismi diventano informazioni rilevanti per una lettura “istologica” del paesaggio.

Inoltre, non dimentichiamoci che purtroppo questi organismi hanno subito e stanno tuttora subendo gli effetti più distruttivi dell’agroindustria e dell’urbanizzazione selvaggia. Il nostro ruolo assume quindi anche un valore collaterale, ma di grande pregio: quello conservazionistico, rivolto a queste specie ma soprattutto al loro habitat.

Molti di voi seguono già il nostro gruppo WhatsApp, dove rispondiamo alle domande e aiutiamo a osservare la natura con un occhio più attento, oltre a fornire consigli ed esperienze su come progettare il paesaggio o semplicemente gestire la normale quotidianità della campagna. Non mancano le discussioni, anche accese, su varie tematiche; ma il confronto, si sa, è il sale della socialità ed è bene che ci sia. (Se volete unirvi al gruppo WhatsApp, potete farlo inviando una richiesta formale via email o tramite lo stesso WhatsApp).

Scrivo questo articolo per ringraziare pubblicamente tutte le persone che si sono unite e che si uniranno in futuro a questo movimento culturale. Ora, però, è il momento di iniziare a quagliare! Primo passo: riconosciamoci nel comune intento!

Ho riflettuto per mesi su come poter dare una missione pratica, ma allo stesso tempo didattica e soddisfacente, alle persone che vogliono far parte di questo movimento. La risposta è stata quella di realizzare un gruppo di monitoraggio delle specie target. Tuttavia, non è affatto semplice mettere insieme una tale mole di foto e georeferenze; per questo motivo, la soluzione che ho individuato e che potrebbe fare al caso nostro sembra essere la piattaforma iNaturalist, sulla quale sto già caricando le osservazioni fatte a “La Gallina Selvatica”.

La piattaforma ha un sistema di filtraggio e navigazione davvero notevole. A tal proposito, sto prendendo in considerazione l’idea di far caricare non solo le specie target, ma qualunque specie si riesca a fotografare. Un giorno, quando vorremo riunire i dati per tirare le somme, sarà possibile scegliere specifici gruppi tassonomici senza impazzire tra migliaia di segnalazioni di specie “banali”.

Scopo della raccolta dati

Lo scopo principale del biocenotropismo, al di là della teoria e della componente filosofica, è quello di restituire una conoscenza profonda della natura alle persone che abitano il paesaggio. L’obiettivo è non vivere semplicemente nel paesaggio, ma diventare parte del paesaggio stesso, raccogliendone sia i frutti sia le conoscenze più profonde.

L’idea più immediata è quella di instillare la curiosità verso la piccola fauna dei campi e gli ecotoni (le zone di transizione) di stagni e corsi d’acqua. È proprio questo tipo di fauna (e flora) a entrare più di frequente in contatto con chi vive la campagna, molto più di quanto si pensi; a volte, infatti, basta solo un pizzico di attenzione. Una volta stimolata questa curiosità e raggiunto un livello superiore di consapevolezza del luogo, confidiamo che nascerà, come moto interiore, la spinta a muoversi nella direzione delle biocenosi, attuando il più possibile i principi etici che abbiamo descritto nel precedente articolo.

Se vuoi unirti al movimento e sai già usare la piattaforma iNaturalist, cerca il gruppo di ricerca “Aree Biocenotropiche Italia” e inizia a segnalare le tue osservazioni nella tua area biocenotropica. In caso contrario, unisciti al nostro gruppo WhatsApp, dove ti daremo tutto il supporto possibile. Oltre all’obiettivo di crescita personale, vogliamo porre l’accento sulla conoscenza del territorio, sulla valutazione dell’impatto delle più comuni pratiche di gestione e progettazione, e sulla quantificazione del potenziale conservazionistico nelle mani dei cittadini.

Gli scopi tecnici della raccolta dati servono a capire come determinate specie reagiscono, a livello ecologico, con le più comuni pratiche di gestione agricola, zootecnica e paesaggistica. È importante quindi sapere anche quante volte è stata vista la singola specie, e se questa si sia spostata dai margini del podere alle zone centrali. Ad esempio: se io osservo per una volta quella specie, e nei dieci anni successivi questa osservazione non viene ripetuta, allora possiamo considerarla un’incursione fortuita che non ha dato luogo a una nuova popolazione stabilita nei confini del podere. La modulistica obbligatoria da compilare quando si caricano nuove segnalazioni sul gruppo di ricerca ci aiuterà a individuare fattori causali comuni su cui si può intervenire per migliorare la situazione.

La propaganda pro-green degli ultimi decenni ha trasferito dalle città alle campagne una fiumana di persone che, entusiaste di una narrazione un po’ facilona e romantica del vivere in campagna – e soprattutto dell’aprire un’azienda agricola –, si sono scontrate con una realtà che non sanno minimamente gestire. Nell’era dei social, questo scontro non poteva che condensarsi in un disastro: milioni di voci contrastanti su come campare o su come fare. Ed ecco che una gallina malaticcia manda in crisi le finanze di un’intera famiglia, o che un fukuokiano di ferro si trasforma nel più industrialista degli orticoltori, o ancora che orde di agronomi si ergono a ecologi solo perché hanno studiato la microbiologia del suolo.

Ovviamente sto iperbolizzando (non prendetevela, anche io sono stato travolto da questo vortice!), ma è solo per far capire che viviamo un fenomeno sociale fatto di innumerevoli contraddizioni. Il biocenotropismo non vuole ergersi a tutto questo; piuttosto, cerca di districarne la matassa, includendo le idee e gli ideali di tutti per farli passare al vaglio della logica della vita, dei viventi e del paesaggio.

Lasciamo per un attimo da parte le tecniche e le retoriche, e concentriamoci per un momento sull’essenza del vivente. Detto in parole povere: non importa cosa fai, ma perché lo fai e come lo fai. Sta a ognuno di noi tracciare la direzione.

Qui sotto trovi il link diretto al progetto sulla piattaforma INaturalist:

E ora segnalate a più non posso!

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