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Addio pollaio! Allevare galline allo stato brado su “posatoio”

Elenco dei contenuti

Se anche tu, come me un tempo, sei stanco dei soliti problemi legati ai pollai tradizionali, voglio condividere con te il mio viaggio. Un percorso iniziato con un piccolo pollaio riciclato, che chiamavo scherzosamente “la casa delle Barbie”, e che mi ha portato a soluzioni radicalmente diverse per allevare le mie galline. È stata un’avventura segnata da sfide concrete, come le terribili infestazioni di acaro rosso, ma guidata da un’osservazione attenta della biologia e del comportamento delle galline, che ho imparato a interpretare grazie alle 5 Leggi Biologiche (5LB). Il mio obiettivo? Garantire alle galline totale libertà, e all’allevatore di eliminare costi di gestione e di manutenzione, grazie a un livello tale di benessere dell’animale da non riscontrare più parassitosi patologiche o altre malattie fatali. Per raggiungere tutto questo ho detto addio al pollaio e rivoluzionato totalmente la mia vecchia idea di allevamento.

Foto di Lorenzo De Luca. Parco agro-naturalistico “La Gallina Selvatica”.

L’Evoluzione dei Miei Ricoveri e i Limiti del Convenzionale

Dal mio primo pollaio in OSB, sono passato a un ambizioso (ma alla fine problematico) pollaio mobile su ruote, il mio “chicken caravan”. Ho sperimentato quelli che vengono definiti metodi “alternativi”, ma mi sono scontrato con diverse criticità: le mie galline facevano fatica ad adattarsi agli spostamenti del pollaio mobile, e soprattutto ho dovuto affrontare la piaga dell’acaro rosso (Dermanyssus gallinae). Ho provato di tutto: iper-igiene costante, cannello, prodotti chimici in polvere, persino il gasolio sui posatoi su consiglio di vecchi allevatori! Ma si rivelavano solo palliativi frustranti, lontanissimi dall’approccio naturale che cercavo.

Prime galline nel primo pollaio tipo “casa delle Barbie”. Struttura in OSB. Foto di Lorenzo De Luca, Parco agro-naturalistico “La Gallina Selvatica”:

Chichen caravan e chichen tractor. Foto di Lorenzo De Luca, Parco agro-naturalistico “La Gallina Selvatica”:

Ripensare l’Allevamento con le 5 Leggi Biologiche

La vera svolta è arrivata quando ho iniziato ad applicare le 5 Leggi Biologiche all’osservazione delle mie galline. Ho capito quanto fossero inutili e dannose pratiche come il taglio delle remiganti (che ignora quanto il volo sia essenziale per loro) e quanto fosse limitante l’approccio industriale che vede la gallina solo come una macchina da uova (penso alle ISA Brown “usa e getta”). Le 5LB mi hanno suggerito che i parassiti non sono semplicemente “nemici” da sterminare, ma spesso trovano terreno fertile su animali stressati da un ambiente che io stesso, come ogni allevatore, creavo in allevamento. Ho iniziato a vedere come conflitti di territorio, contatto indesiderato, gerarchie forzate dall’ambiente (“ordine di beccata”), paura e impossibilità di fuga innescassero nelle mie galline dei “programmi biologici speciali” (SBS) che le rendevano più vulnerabili. Se ti interessa approfondire i conflitti che attivano la biologia delle galline, puoi leggere l’articolo che abbiamo pubblicato a novembre del 2023 su 5LB Magazine: “Allevare galline: come cambia con la conoscenza delle 5 Leggi Biologiche”.

Parassiti e Ovofagia: Sintomi di un Disagio Ambientale

Analizzando da vicino l’acaro rosso (Dermanyssus gallinae) e il pidocchio pollino (Menopon gallinae), ho cambiato prospettiva: mi sono convinto che questi parassiti siano attratti dalle attivazioni fisiologiche delle galline in situazioni di disagio (come l’aumento del calore corporeo in certe fasi di conflitto). La soluzione, quindi, non poteva essere la chimica, ma eliminare le cause alla radice: ripensare completamente l’ambiente. Anche un problema fastidioso come l’ovofagia (le galline che mangiano le proprie uova) ho iniziato a leggerlo non solo come un vizio o una carenza alimentare, ma come una possibile risposta psicotica a stress, sovraffollamento nei nidi o a un profondo “conflitto di perdita” o “paura di non poter proteggere la nidiata”, innescati dalla nostra gestione.

Le Mie Soluzioni Innovative: La Cassetta Nido e il “Posatoio”

La Cassetta Nido

Per risolvere i tanti problemi che avevo riscontrato con i nidi interni (sporco di feci, focolai di acari, litigi per l’uso esclusivo, possibile innesco di ovofagia), ho sviluppato delle cassette nido esterne, da posizionare semplicemente a terra, tra l’erba. Queste cassette cercano di mimare la scelta naturale della gallina, offrendo privacy e un ambiente più salubre. Ho notato una drastica riduzione dei parassiti (grazie al contatto col suolo e i suoi antagonisti naturali come formiche e pseudoscorpioni) e uova più pulite.

Cassetta nido. Foto di Lorenzo De Luca nel Parco agro-naturalistico “La Gallina Selvatica”.

Il “Posatoio”: pollaio alternativo per l’allevamento allo stato brado

La mia vera rivoluzione è stata abbandonare l’idea stessa del pollaio chiuso come dormitorio. Ispirandomi agli alberi – da sempre il dormitorio naturale del Gallus gallus – ho creato quello che chiamo “il posatoio”: una semplice tettoia aperta, con dei trespoli sotto. Questa struttura elimina alla radice l’habitat ideale per l’acaro rosso, riduce i conflitti legati al confinamento notturno, azzera completamente la necessità di gestire lettiera e pulizie profonde, e permette alle galline di essere libere H24 (ovviamente, questo richiede una recinzione perimetrale anti-predatore seria ed efficace!).

Scheda Tecnica: Come ho Concepito e Costruito “Il Posatoio“

Nome: Posatoio

Tipologia: Tecnicamente, è una struttura rialzata di ricovero notturno, permanente e senza pareti.

Posatoio nel bosco, parco agro-naturalistico La Gallina Selvatica, foto di Lorenzo De Luca

Obiettivo Progettuale:

  • Dare alle galline un posto sicuro dove appollaiarsi di notte al riparo dalla pioggia e dai predatori notturni, proprio come farebbero su un albero.
  • Eliminare radicalmente gli spazi chiusi, le pareti, gli angoli bui, che erano diventati un incubo per via dell’acaro rosso (Dermanyssus gallinae). 
  • Liberarmi dal lavoro massacrante di pulire e gestire la lettiera interna.
  • Permettere alle galline di entrare e uscire autonomamente a qualsiasi ora, giorno e notte (ovviamente, questo presuppone che tutta l’area pascolo sia già messa in sicurezza dai predatori!).

Come L’ho Costruito:
1. Struttura Portante: Ho iniziato con la base. Servono dei montanti verticali robusti per tenere su tutto. Ho usato due colonne in castagno a sezione quadrata 15x15cm lunghe 3m, ben piantati a terra per un metro, a quattro metri di distanza l’una dall’altra (valutare in base alle dimensioni desiderate). Se ben dimensionati sorreggeranno la copertura senza problemi.

2. Copertura (Tetto): Sopra le colonne ho realizzato una tettoia. L’ispirazione mi è venuta grazie ad uno di quei tabelloni informativi dei parchi naturali, che vengono coperti da una tettoia per non rovinarsi. Quindi ho pensato a una semplice copertura a due falde. I materiali di copertura possono variare, l’importante è che siano impermeabili: le prime volte usavo dei teli ben legati, poi sono passato a delle definitive tegole di ondulina bitumata. Per fare il tetto ho proceduto nel seguente schema: sulle due colonne ho installato delle traverse fatte in legno di abete, 10 cm x 10 cm x 150 cm di lunghezza come a formare due  “T” messe in parallelo. Dal centro in alto delle due “T” ho fatto partire la trave centrale, sempre 10x10cm, ovvero un “predellino”, il punto di appoggio delle galline prima che scelgano il posto dove appollaiarsi. Sulle due “T”, utilizzando sempre del legno di abete, ho realizzato due triangoli, che andranno poi a dare la spiovenza al tetto. Le punte in alto dei due triangoli le unisco con una trave 4 cm x 8 cm x 4 m di lunghezza. Le punte della base dei triangoli verranno anche queste unite da una trave di 4 cm x 8 cm x 4 m. La copertura impermeabile è fatta di tegole di bitume fissate su delle tavole (sottomisure) che faranno da supporto.

La trave centrale serve come punto di appoggio per prendere posto sul posatoio. Foto di Lorenzo De Luca nel Parco agro-naturalistico “La Gallina Selvatica”.

3. I Posatoi Veri e Propri: Qui sta il cuore della struttura. Ho creato una serie di trespoli sotto la tettoia, fissandoli ai triangoli laterali. In un sottotetto di 150 cm x400 cm ci entrano per tutta la lunghezza 4 posatoi comodamente raggiungibili dalla trave centrale. Ho dimensionato lo spazio per circa 70 capi nel mio primo modello.

Galli e galline già posizionati sul posatoio in alto. Più in basso, due galline camminano sulla trave centrale in cerca del loro posto. Foto di Lorenzo De Luca nel Parco agro-naturalistico “La Gallina Selvatica”.

4. Accesso: Le galline devono poter salire da sole. Quindi ho previsto un sistema di accesso permanente: due paletti alti un metro circa, in castagno, conficcati nel terreno sotto la spiovenza del tetto, con una tavola fissata in alto ad unire i due paletti. Funge egregiamente da rampa di volo per raggiungere il predellino, ovvero la trave centrale, e da lì sceglieranno su quale posatoio dormire. All’inizio, per farle abituare, uso una lunga tavola mobile con dei pioli come rampa temporanea, tavola che dopo 2 o tre giorni di training non servirà più, perché vedrete le vostre galline salire in volo!

Rampa di volo, permette alle galline di volare più agevolmente verso i posatoi.
Foto di Lorenzo De Luca, Parco agro-naturalistico “La Gallina Selvatica”.

5. Pareti/Chiusure Laterali: Ecco il punto fondamentale e rivoluzionario: non ci sono pareti. L’ho lasciato completamente aperto su tutti i lati. La mia ossessione era massimizzare l’aria, la luce (anche se indiretta) e non lasciare nessunissimo anfratto dove i parassiti potessero nascondersi e proliferare.

6. Pavimentazione/Fondo: Altro punto chiave: non c’è pavimento. Il terreno sotto rimane naturale, terra o erba che sia. Tutta la pollina cade direttamente lì. Questo significa: niente lettiera da comprare, niente da spalare dentro il pollaio. La gestione della fertilità del suolo sotto il posatoio diventa parte della gestione del pascolo.

Caratteristiche Funzionali dal Mio Punto di Vista

  • È una struttura fissa, non la sposto.
  • È aperta, e questo è il suo più grande vantaggio contro i parassiti e per il benessere degli animali.
  • L’accesso è libero H24, le galline sono autonome.
  • La manutenzione interna è praticamente azzerata.
  • È pensata per essere integrata nel pascolo, che deve essere sicuro e fisso.

In pratica, ho ridotto il concetto di pollaio alla sua essenza: un posto sicuro e asciutto dove dormire la notte, eliminando tutto il superfluo che, nella mia esperienza, creava solo problemi (parassiti, lavoro, stress per gli animali e per me). È stata la mia risposta pratica ai limiti dei pollai tradizionali e mobili che avevo provato prima.

Verso un Allevamento Consapevole e Sostenibile

Certo, abituare le galline al nuovo “posatoio” all’inizio ha richiesto pazienza (ho passato qualche serata a “convincerle” una per una!), ma i benefici che ho ottenuto nel tempo sono stati enormi: molto meno lavoro per me, meno malattie tra le galline, e animali visibilmente più sani e liberi di esprimere i loro comportamenti naturali. Ho capito quanto sia importante fornire un habitat ricco e diversificato, mantenere il giusto rapporto numerico tra galli e galline, gestire con attenzione l’inserimento di nuovi capi e usare metodi di distribuzione di cibo e acqua che non creino competizione inutile. Coerentemente con la mia filosofia, ho deciso di non brevettare il “posatoio”: voglio che sia uno strumento accessibile a chiunque voglia provare un approccio più naturale.

Conclusione

Spero che il racconto della mia esperienza potrà essere d’ispirazione. E il mio invito è ad osservare le galline con occhi nuovi, a mettere in discussione le pratiche che diamo per scontate e a provare a progettare ambienti che rispettino davvero la loro natura. Come ho scoperto sulla mia pelle, il risultato può essere un allevamento non solo più etico ed ecologico, ma anche incredibilmente più semplice e gratificante.

Autore: Lorenzo De Luca

Editor: Daniela Di Staso

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